giovedì 8 aprile 2010

In un momento in cui umanamente è difficile trovare delle spiegazioni al non senso di quello che è accaduto a mio fratello, l'unico vero conforto ci arriva dalla fede. La tempestiva risposta del nostro Vescovo è il segnale che la Chiesa non ci abbandona, così come il Signore non ha mai abbandonato Stefano.
Carissima Ilaria,
sento il dovere di rispondere alla tua lettera dalla quale ho appreso, inorridito, dell’ultimo atto di ingiustizia nei confronti di Stefano e della ferita ancora una volta inflitta a te e ai tuoi cari genitori. Il vostro dolore diventa il mio dolore. La mia afflizione vuole essere il mio modo di farmi prossimo alla vostra famiglia. Per questo ho voluto accompagnarvi al cimitero di San Gregorio e presiedere il rito di sepoltura anche se a quindici giorni dall’evento. La risurrezione di Cristo ci dice che il sepolcro non ha l’ultima parola. Dio si lascia completamente coinvolgere dalla fragilità umana, la assume nella sua carne portandola sulla Croce. Innalzato sulla croce, il Figlio di Dio si lascia ferire dall’amore; si rivela vulnerabile. Vulnerabile, infatti, è colui che è esposto alla possibilità di essere ferito, violato, colpito, percosso, offeso. E i più vulnerabili sono sempre i più piccoli, i più fragili e gli indifesi. La vulnerabilità di Dio è la porta aperta alla verità del suo amore. Dalle ferite sul corpo del Cristo risorto penetra la luce divina dell’amore; dalle sue piaghe siamo stati guariti. Chiunque crede che solo da queste ferite può penetrare la luce, rinasce a vita eterna; viene alla luce. Solo nell’amore si diventa luminosi. Colui che si rende impenetrabile ha scelto invece di non restare ferito. Ha scelto di non amare e, quindi, rimane nell’oscurità, nelle tenebre e nell’ombra della morte. Sento di incoraggiarvi nell’andare avanti nella ricerca della verità e della giustizia. Certo la giustizia umana non potrà restituirvi la vita di Stefano ma, se onestamente perseguita, farà progredire la società nella crescita del rispetto della dignità dell’uomo; il rispetto dei diritti umani anche di coloro che si trovano in stato di detenzione; il diritto alla difesa, il diritto alle cure, il diritto alla vita, il diritto ad avere il conforto degli affetti e della fede. La ricerca della giustizia e della verità ristabilisce lo Stato come garante di tutti diritti di ogni cittadino ed esigente dei doveri e delle responsabilità di tutti. Solo uno Stato che fa rispettare diritti e doveri di tutti può presentarsi come credibile custode dei suoi cittadini e specialmente dei più giovani.
La vostra dignitosa tenacia ha già prodotto alcuni effetti positivi come «la necessità di considerare con attenzione il rapporto tra la sanità e il carcere - a partire dall'esigenza di una piena, puntuale e completa attuazione del DPCM 1° aprile 2008 su tutto il territorio nazionale - al fine di tutelare e promuovere, nei cittadini posti nella condizione di restrizione personale, il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione» (Relazione conclusiva della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia, l'efficienza e l'appropriatezza delle cure prestate al signor Stefano Cucchi, approvata nella seduta n. 65 del 17 marzo 2010). La Commissione parlamentare da voi interpellata, inoltre, non chiude il caso, anzi apre nuovi interrogativi da chiarire. Sono questi i primi passi per la ricerca di una verità umana che ridà dignità alla morte di Stefano e apre a un nuovo modo di pensare il regime carcerario.
La giustizia di Dio ci dà la certezza che Cristo, primogenito di coloro che risorgono, trasformerà il corpo sfigurato di Stefano a immagine del suo corpo glorioso. Il Signore gli conceda il perdono e la misericordia, accolga la sua anima nella pace eterna, e risusciti il suo corpo nell'ultimo giorno.

Vi abbraccio, vi benedico e vi auguro di vivere la Santa Pasqua nella pace.

Roma, 26 marzo 2010

+ Giuseppe Marciante

5 commenti:

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  2. ciao ilaria,
    ti scriviamo qua perchè non sappiamo come contattarti altrimenti. Siamo un gruppo di associazioni di Vicenza e vorremmo organizzare una serata su Stefano Cucchi, carcere,etc..
    Ti scriviamo la nostra mail, se puoi scriverci che ti spieghiamo meglio la nostra idea e chi siamo.
    aps giovani dei ferrovieri, ass. no dal molin comunicazione, aps web-lab, aps pensionati per la pace
    apsweblab@yahoo.it oppure carloborroca@yahoo.it

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  3. Gentile Ilaria,
    ho seguito con estremo dolore la vicenda di tuo fratello. Sarò a Roma per il ponte del 01 maggio e avrei desiderio di portare un mazzo di fiori sulla tomba di tuo fratello. Vorrei sapere se è possibile sapere dove è stato sepolto.
    Immagino che non lo pubblichiate per ragioni di privacy, fammi sapere se posso lasciarti in privato la mia mail. Se non vuoi/puoi mi farebbe piacere che tu mi dicessi dove ti piacerebbe che lasciassi un fiore per tuo fratello non so, una chiesa, un altare, un santo.
    Ci terrei davvero tanto. Vorrei che sapessi che anche se hanno provato in tutti modi a cancellarlo e ad annientarlo, tante persone come me lo ricordano e lo pensano.
    Un abbraccio, ti auguro di avere ogni giorno la forza per cheidere giustizia per Stefano.
    Flora

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  4. Sono contento, da ateo, che ci sia qualche alta carica clericale che si ricorda dei più sfortunati.

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  5. Cara Ilaria, volevo esserci anch'io tra coloro che le dicono di andare avanti, di pretendere giustizia e, soprattutto, la CERTEZZA della pena!!!! Che NON finisca a due mesi di domiciliari per non offendere la dignità umana, la vita ed il valore che essa rappresenta. Personalmente auguro ai tre autori del pestaggio di fare carcere e perdere il posto: gente così NON può e non deve più lavorare, men che meno in carcere. Ai medici responsabili dell'abbandono e complici di questa tragedia auguro le stesse cose, con ripercussioni gravi su tutta la loro carriera. Un medico dev'essere "medico" anche dal punto di vista deontologico. Diversamente lo si metta a fare altro... farà meno guai!!

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